Cosa non fare se siete venditori

Dopo un’abbondante pausa natalizia torno con un piccolo post molto pigro. La mia natura di studente universitario interessato sia alla scherma storica che alla rievocazione storica mi porta ad andare spesso a caccia di offerte su siti e su Facebook. Molte pagine Facebook aggregano proposte di vendita sia direttamente dai produttori che da rivenditori, o anche materiale di seconda mano; in ogni caso, spesso le offerte che vedo sono pubblicate dai venditori con mancanze che sarebbero facilissime da colmare e renderebbero la vita molto più facile a chi compra. Ho raccolto quindi alcuni degli errori più commessi da chi vende.
Pronti? Iniziamo.

Se non so che bilanciamento ha, non compro neanche un coltellino.

Partiamo parlando di armi. Pur sapendo che esistono rievocatori che non utilizzano le armi in alcun modo, ad esempio perché fanno solo sfilate, questo punto è importante: la grande maggioranza dei rievocatori usa le armi in qualche modo, e questo rende necessari dei requisiti di maneggevolezza. Laddove ormai chiunque ha imparato a pesare un’arma, noto che quasi tutte le inserzioni mancano di un parametro fondamentale riguardo a un’arma: il punto di bilanciamento (o baricentro). Trattasi del punto, situato sulla lunghezza dell’arma, sul quale l’oggetto si mantiene in equilibrio; di solito, parlando di un’arma con lama, viene espresso in distanza dall’elso o dalla mano che impugna. Ormai si sente sempre più dire point of balance (e relativa abbreviazione PoB) anche in italiano.

Punto di bilanciamento (PoB). Immagine da www.sword-buyers-guide.com.

Punto di bilanciamento (PoB). Immagine da http://www.sword-buyers-guide.com.

Un’arma può essere leggerissima per lo standard della sua categoria eppure essere immaneggiabile se il punto di bilanciamento è dove non dovrebbe essere.
Omettere volontariamente il punto di bilanciamento in un’inserzione di vendita di un’arma battle-ready ha senso solo se siete in malafede. Questo perche’ se sono interessato all’arma contatterò il venditore e la mia prima domanda sarà “qual è il punto di bilanciamento?”. Il venditore me lo scriverà, e il risultato è che se questa informazione fosse stata nell’inserzione avremmo evitato una perdita di tempo per entrambi.
A meno che, chiaramente, non stiate cercando di rifilare a qualcuno una spada che pesa come un lampione. In quel caso, omettere il PoB e sperare che qualche grullo la compri alla cieca e’ un’ottima idea.
Al proposito: chiedete sempre il PoB di un’arma, se siete interessati a comprarla, e comparatelo con quello rilevato sui reperti storici di quell’arma.

Vale più che altro per spade e sciabole; ci sono armi per le quali non occore specificare il PoB.

Dove vuoi che sia il punto di bilanciamento?

Dove vuoi che sia il punto di bilanciamento?

Se non so di che acciaio è fatto, non compro neanche un coltellino.

Ok, questione similare ma altrettanto importante. Oltre alle misure e al peso di un’arma ci sono in sostanza altre due cose che determinano le sue proprietà fisiche e meccaniche: il materiale con cui è fatta e, nello specifico per le lame, come è stata fatta la tempra. Ora, se i dettagli della seconda possono essere impossibili da far entrare in una inserzione, gli acciai moderni sono tutti contraddistinti da una comoda, bellissima e concisa designazione industriale. Differenti acciai hanno differenti proprietà e vanno bene per differenti armi o armature. Il 1070 non è il 1040 che non è il 51CrV4. Un acquirente non di primo pelo, all’atto di comprare un’arma, vi chiederà immediatamente di che acciaio si tratta, creando un effetto di perdita di tempo per tutti come quello sopra descritto. In questo caso siete perdonati se l’arma o l’armatura è di seconda mano, ma se siete produttori non potete passarci sopra.

E no, diciture come acciaio al carbonio, acciaio armonico, acciaio dolce, acciaio temprato o spring steel non bastano, perché non permettono di risalire alle precise proprietà del materiale.

E come prima, per chi compra: chiedete sempre il materiale, e verificate che sia di qualità almeno passabile.

La fonte storica è importante.

Se l’avete, datela. Se non l’avete, date almeno un riferimento per quanto riguarda il luogo e il periodo. Se non avete neanche quello, smettete immediatamente di dire in giro che di mestiere vendete articoli per rievocazione storica.
Spesso ci si fa prendere dal suppongo che. “Suppongo che quella cintura vada bene per questo periodo”, “suppongo che quest’arma fosse già in uso nel Quattrocento”, questo tipo di affermazioni non funziona. Anzi, sono un pericolo molto subdolo: sono proprio queste che creano o rafforzano miti difficili da eradicare.

"Suppongo che stoffa e cuoio neri vadano bene per il Duecento"

“Suppongo che stoffa e cuoio neri vadano bene per il XII secolo”

Quando il suppongo che lo usano i produttori, e ce ne sono, è l’inizio della fine.
Invece, seguite gli ultimi sviluppi della rievocazione in Italia che palesano la necessità di più filologicità e più accuratezza: allegate le fonti storiche alle vostre inserzioni, e costruitevi un’immagine che rifletta una ricerca della qualità negli articoli che proponete. Nel lungo periodo vi porterà maggiori vendite, ve lo garantisco.

E in ultima…

Abbiate le idee chiare sulla storia.

Ergo, evitate cose come questa:

"Gorgiera da cavaliere medievale, XVII secolo."

“Gorgiera da cavaliere medievale, XVII secolo.”

Per oggi è tutto! Alla prossima!

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Una risposta a Cosa non fare se siete venditori

  1. Anonimo ha detto:

    ti ho scoperto e mo ti seguo!

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