Nomenclatura: la Spada

Andiamo ora ad affrontare le parti basilare della spada, così come fu inizialmente creata: questa nomenclatura la ritroveremo poi in quasi tutte le armi successive.

Per fare ciò partiamo da un’immagine diffusissima, ma che contiene errori sia nomenclativi che temporali e alcune brutte imprecisioni. Questa figura si trova alla voce spada di Wikipedia (e in numerosi altri posti) alla data di oggi, 29 ottobre 2010:

 

Parti della spada secondo Wikipedia

Quest’immagine è da NON seguire, come già detto: mi serve solo per citare un esempio di come quante cose errate – pur con ampia diffusione – si trovino sull’argomento.
Primo, l’elsa o elso non è la parte indicata nell’immagine, ma sono la barretta di metallo che protegge le dita e separa l’impugnatura dal forte della lama; una svista piuttosto comune. La parte segnata come elsa è il fornimento. Il termine guardia è in realtà un anglismo, da guard, che è il termine inglese per elsa; nelle spade e negli stocchi dal fornimento più elaborato sarà individuabile il braccio di guardia, uno degli elsi. Ma non divaghiamo.
La cosa curiosa è che tutto ciò viene correttamente riportato da Wikipedia, che così sfata le leggende: peccato che quindi contraddica l’immagine da essa stessa fornita. I casi della vita…
Brutto scivolone su ciò che qui è nominato coccia: in realtà questo elemento – nome acquisito dal complicarsi dell’elsa – prende forma soltanto sugli stocchi rinascimentali. Quella in figura è una cappetta, elemento che, come si evince dalle dimensioni, è troppo striminzito per essere una protezione decente. Infatti, il ruolo della cappetta è quello di incastrarsi con il bordo del fodero dell’arma, impedendo che liquidi, polvere o altre porcherie finiscano nella guaina dove si va a riporre la lama; il ruolo difensivo è marginale. Scanalatura è improprio: molto meglio sgusciatura o sguscio. Sarebbe stato carino poi avere indicata la parte di lama che si trova tra forte e debole, il medio. Per completezza andrebbe poi indicata anche la parte di lama nascosta, il codolo, che s’innesta attraverso elsa, impugnatura e pomolo. La cresta è un elemento identificativo più dello stocco che della spada: le spade, come da nostra definizione, sono sempre o quasi caratterizzate da una sezione piatta o a doppia lancia. La sezione romboidale è osservabile in uno stocco, che sviluppa quindi questa parte.

Per puro esercizio storico identifichiamo l’arma in figura: i vari indizi non lasciano dubbi. Punta acuminata ma ancora ogivata, fili paralleli molto lentamente convergenti, sguscio presente ma non molto ampio, cappetta, impugnatura abbondante in rapporto alla lunghezza della lama, pomolo ben massiccio: l’immagine rappresenta una Spada italiana degli ultimi giorni, XIV secolo, presumibilmente del nord Italia. Per maggiori informazioni vedere l’articolo sulla Spada; l’ultima foto mostra la stessa identica arma.
In definitiva, pare che l’autore abbia scelto questa tipologia “ibrida” di arma per ficcarci dentro più elementi possibile, da realtà del tutto diverse.

Ecco invece uno schema nomenclativo discreto:

Le parti della spada sono divise in due gruppi:

  • Fornimento, la cui definizione più semplice e ottimale è “tutto ciò che non è lama“.
  1. Pomolo o Pomo. Di diverse forme, ha lo scopo di bilanciare la spada dando manovrabilità, e di fungere da “blocco” per far sì che l’arma non scivoli di mano. Quando ne capiti l’occasione può essere utile e divertente usarlo di botta per attaccare.
  2. Impugnatura. Niente di complicato, qui ci va la mano. Può essere costituita di legno o d’osso: sovente presenta una fasciatura di cuoio o di fil d’acciaio intrecciato. Non si chiama manico. Le zappe e le vanghe hanno un manico, le spade no.
  3. Elsa o Elso. Barra di metallo, attraverso la quale passa la lama, con funzione di protezione per le dita. Le primissime spathe ne erano sprovviste. Si presenta sempre – tranne eccezioni di gala, vedi sotto – con struttura molto semplice. Nel momento in cui questa parte sarà composta da due parti di metallo separate si parlerà di else o elsi.
  • Lama visibile: la parte che – con l’elso – para gli attacchi e che colpisce l’avversario. Si rende necessario specificare “visibile” poiché la lama è divisa in quattro parti: codolo, forte, medio, debole. Solo le ultime tre sono visibili.
  1. Sgusciatura o Sguscio. Profondo scavo al centro della lama, con la funzione di alleggerire l’arma e arretrarne il bilanciamento. Non serve assolutamente a far colare il sangue, come alcuni credono. A grandi linee, più lo sguscio procede vicino alla punta, più l’arma è datata.
  2. Forte. Primo terzo e più massiccia parte della lama visibile. Un’ottima idea parare i colpi di botta qui, se non si vuole che la spada abbia vita davvero breve. Inutilizzabile, com’è ovvio, per colpire. Parte non affilata.
  3. Medio. Terzo intermedio della lama. Ottimale per parare i colpi più deboli o di taglio, questa parte della spada ha potere di fratturazione limitato – per questioni di leva; quindi è meglio non usarlo per colpire, causa poco danno e costringe a serrare inutilmente la misura. Parte non affilata.
  4. Debole. Ultimo terzo della lama, e più sottile, deputato a colpire e a non ricevere colpi. Massimo danno grazie alla leva favorevole. Quasi sempre si tratta dell’unica parte affilata della lama.
  5. Punta. Estremità della lama. Si può utilizzare per portare affondi, benché la spada sia quasi del tutto considerabile un’arma da botta, da fratturazione. È di forma ogivata nella spada. Indicativamente, più è stondata più l’arma in esame è antica.

Se invece prendiamo in esame la sola lama, ecco cosa si può vedere:

 

Lama di spada - da Media Aetas, corretta.

Questa è la vera lama: la parte non visibile è la prima, il codolo, parte vitale nella spada. Attorno al codolo prende forma il fornimento: approfondirò l’aspetto del fornire un’arma in un articolo successivo.

Concludo con cenni nomenclativi sulle parti della spada che acquisiscono nome con l’uso, e che quindi dipendono da come il combattente sta reggendo la sua arma. Prestiamo attenzione a questa immagine:

La parti della lama affilate (rigorosamente due nella spada) si chiamano fili. Il filo vivo è il lato della lama rivolto verso l’avversario. Nel canone, ogni attacco e ogni parata va eseguito sfruttando il filo vivo. Quello rivolto verso di noi è il filo falso o controfilo, utilizzato per giochi d’attacco o parate elaborati o da semplice ricambio per il filo vivo.
Con lo sviluppo degli elsi per stocchi, i due fili non saranno più intercambiabili, a causa della comparsa di elementi a salvaguardia delle dita come il ponte o il guardamano.

Ho preso qui in esame un esemplare di spada d’uso, di estrema semplicità. Per la nomenclatura di un’arma di gala, molto più complessa, rimando all’articolo sulla nomenclatura di un elso composto.

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2 risposte a Nomenclatura: la Spada

  1. iome scrive:

    un piccolo appunto

    eterna beffa per coloro che chiamano lo sguscio colasangue

    Mi risulta però che abbia un’ulteriore utilità oltre a correggere il peso e bilanciamento dell’arma, lo sguscio aiutava a far entrare aria nella ferita mentre la si estraeva dalle carni riducendo così l’effetto ventosa

    A nche se questo uso non sono sicuro che possa interessare gli ampi sgusci delle spade antiche europee, questa è la filosofia per cui venne introdotto lo sguscio nelle baionette e pugnali (in quelle dimensioni il vantaggio di miglioramento del peso e bilanciamento è trascurabile)

    simile spiegazione la ho sentita anche in ambito della scherma nipponica, mi riferivano che la presenza degli sgusci introducevano però un paio di problematiche,

    Primo gli errori nel allineamento spada-piano di taglio hanno conseguenze amplificate.
    Secondo gli sgusci tendono a riempirsi di grasso e umori dopo pochi tagli, svantaggio da poco poichè l’esperienza pratica (tagli su suini) mostra che sgusci o non sgusci dopo tre fendenti (che hanno tagliato completamente la figura) la lama non è più in grado di attraversare(completamente) il corpo e richiede di essere pulita

    può sembrare una monata ma sul campo di battaglia rimanere con l’arma imprigionata nel costato avversario non deve essere una buona situazione

    sene è parlato al forum artimarziali
    http://www.forumartimarziali.com/forum/index.php?topic=55738.0

    e sene accenna in questa intervista
    http://www.kendo-cik.it/italiano/ki/doc_pdf/pdf_4/spade%20sp%20KI%204.pdf

    • DoppioSoldo scrive:

      @Iome:
      il tuo commento solleva oppurtunità di riflessione su un aspetto dell’argomento che non avevo mai considerato.
      Leggendo la pagina di forum e il documento ho inquadrato abbastanza la situazione nella scherma orientale: ne parlerò con i miei Associati e cercherò riferimenti in tal senso nel mondo bellico occidentale. Nel caso trovassi qualcosa – è forse improbabile, ma vale la pena tentare – pubblicherò un articoletto integrativo!

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