Come già anticipato nell’Introduzione a questo gruppo di articoli, si definisce spada l’arma a due fili in uso presso le popolazioni barbariche (più l’Impero Romano degli ultimi giorni) prima e in tutta Europa poi, dal I secolo a.C. al XIV secolo. E qui già c’è un mito da sfatare: se vogliamo attenerci alla definizione originale della parola spada, nulla che esca da quell’intervallo temporale è un vera spada. Queste armi si sono completamente estinte nel Trecento.
Ma procediamo con ordine!
Comparsa
Questo tipo di armi nasce nel I secolo a.C. presso le popolazioni barbariche nord europee. Come ogni arma non evolutasi da un’altra esistente in precedenza, la spada è una specializzazione al combattimento di strumenti di lavoro: per quanto sembra banale, quest’arma nasce dall’allungamento del comune coltello da lavoro. Queste prime armi estremamente scadenti nascono infatti dal principio “mi serve una scure, ma… più… lunga“, cosa testimoniata dall’esclusivo uso da botta e da fratturazione. Inoltre, questi strumenti estremamente primitivi testimoniano un’epoca in cui ogni guerriero fungeva anche da fabbro di sé stesso: le pessime leghe di cui erano composte rendevano complessivamente l’arma molto fragile, ed era necessario sostituirla spesso.
Struttura e siderurgia
La spada è realizzata da un pezzo di ferro monolitico, ad unico strato: questo porta a due gravi e ineliminabili conseguenze. Primo, è un’arma fragile: la raffinatezza dei metalli nell’epoca di diffusione della spada dava caratteristiche pessime (sia in termini di durezza, che di resilienza, che di elasticità). Secondo, e ancor più grave, la spada deve sottostare, per raggiungere una resistenza agli urti almeno decente, a precisissimi rapporti proporzionali lunghezza/larghezza/spessore. Infatti, in più di mille anni di storia della spada non si registrano evoluzioni sostanziali nella struttura della lama eccezion fatta nell’ultimissimo periodo, in risposta allo strapotere dei nascenti stocchi; al punto che non si distinguono spade alto o basso medioevali se non andando ad esaminare gli acciai o con indizi dati dal fornimento.
Parlando poi della forma della lama, si va di male in peggio: per rendere l’arma maneggiabile è necessario scavarla nel centro della lama su entrambe le facce, andando a formare la sgusciatura.
“Ehi, vecchio! Guarda che quello si chiama colasangue…”
No, no, e ancora no. Il termine colasangue non ha nessun senso, poiché è assurdo che fosse necessità dei guerrieri vichinghi lo scolare il sangue dei propri avversari (qualsiasi cosa voglia dire). Lo scavo nel centro della lama si chiama rigorosamente sgusciatura o sguscio, e ha l’unica funzione di alleggerire l’arma.
Proprio questo componente vale all’arma il nome greco di spatha, ossia spatola: e proprio questo componente getterà sulla spada la sua caratteristica più debole, ossia l’estrema fragilità nei confronti dei colpi sul piatto.
Il fornimento
Determinata struttura, forma, siderurgia e altre caratteristiche della lama arriva il momento di fornirla. Il fornimento segue a ruota tutto ciò che si è detto per la lama e l’uso dell’arma: semplice, essenziale, rigido. Il pomo e l’elso hanno assieme una struttura a tampone: tengono immobile la mano, incastrata nell’impugnatura, rendendo l’angolo d’arrivo del colpo poco più che retto rispetto al braccio, precisa testimonianza di un uso “a scure”. L’elso di questo tipo è detto a barrotto, ed è caratteristico dell’Europa centro-settentrionale.
Abbiamo una lieve, lievissima innovazione qualche tempo dopo, da parte dei Normanni. Compare un’elso molto simile al barrotto chiamato elso a elsetto, che consiste in braccia ugualmente corte e tozze ma appena percettibilmente salienti alla lama, piegate quindi verso il ferro. L’elsetto risponde alla necessità di utilizzare l’arma più agilmente, e d’ora in poi coesisterà con il barrotto.

Elso a elsetto su spada del XII secolo, Nord europa. La mano è più libera, l'angolo d'impatto del colpo si appiattisce leggermente.
Dovremo aspettare il XII secolo per ottenere una evoluzione sostanziale: dall’allungarsi progressivo delle braccia dell’elso, per aumentare la schermatura della mano, arriveremo alla cosiddetta crociera. È molto importante notare che, ad eccezione della raffinatezza dell’acciaio, la lama non cambia di una sola virgola, e non cambierà sino al secolo XIV.
La spada rimane praticamente identica per dieci secoli, se consideriamo il fornimento; per dodici secoli, viceversa, considerando la lama.
Tornando a noi, valido esempio di crociera è la Spada di San Galgano, che meriterà un intero articolo per sé. Questo particolare tipo di crociera prenderà il nome di elso alla normanna. Altra evoluzione risiede nel pomo, del quale l’effetto tampone verrà annullato dandogli una forma a disco, la quale farà parte del culmine qualitativo di quest’arma.

Riproduzione della San Galgano. Notare l'elso alla normanna e il pomo a disco, piatto, lievemente allungato.
C’è qualcosa che non va…? [O Motivo della Diffusione]
A questo punto, anime candide che leggete, se conoscete vagamente storia e armamento dell’Impero Romano non potrete che chiedervi una cosa: come è stato storicamente possibile che armi tanto scadenti abbiano non solo sconfitto ma spazzato via l’avanzata arte di forgia dei Romani?
Vi sono varie ipotesi. Personalmente credo sia un elenco di concause che hanno agito contemporaneamente (barbarizzazione delle legioni romane, diverse esigenze belliche, stile di combattimento più naturale) ma vi è alla base una realtà fondamentale che non si può ignorare: la spada è caratterizzata da esigenze siderurgiche molto elementari. Già i gladi romani erano armi molto, molto più raffinate: viceversa, qualsiasi artigiano con almeno un po’ di manualità poteva imparare in breve tempo a forgiare una spada almeno decente. Ok, non bastava certo lo scemo del villaggio con un’incudine e una sbarra di ferro, ma il punto è che, in caso di necessità, molti uomini potevano essere riconvertiti in armieri per fornire i combattenti di nuove armi. Questo fatto, assieme alla maggiore naturalità della tecnica d’uso della spada – “da questa parte si regge, da questa parte si picchia: signori, l’addestramento è finito!” – ne ha probabilmente determinato la supremazia pur su armi più fini ed evolute. Per approfondire sui primi esemplari di queste armi c’è l’esauriente e documentato articolo sulla spatha dell’ottimo Zweilawyer: quando finite di leggere qui, studiatevelo.
Declino
L’introduzione dei primi stocchi moderni, nel XIV secolo, ha segnato un’improvvisa rovina per le armi che dominavano il combattimento a corta misura. Risulta ancora misterioso come una tecnologia fatalmente scomparsa sia tornata dopo dodici secoli: ne parlerò nell’articolo dedicato agli stocchi.
Con l’esplosiva diffusione della siderurgia a strati, le larghe lame scavate delle spade scompaiono molto rapidamente, poiché le loro debolezze di fronte alle nuove armi diventano soverchianti. Là dove la loro comparsa ha coesistito con i proto stocchi per circa quattro secoli, in meno di un secolo dal ritorno dello stocco si estingueranno completamente.
Evoluzioni
Soltanto in una zona dell’Europa la spada non cederà il passo così facilmente alle nuove armi: si tratta dell’Italia del nord, dove gli armaioli sfruttano la spinta della necessità per creare qualcosa di moderno e innovativo.
Occorreva qualcosa in grado di opporsi alla tremenda velocità degli stocchi. Ecco comparire quindi nel XIV le spade da stocco: sono armi dalla siderurgia ad unico strato con profonda sgusciatura, come le spade, ma dai fili convergenti, come gli stocchi, andando ad assumere la caratteristica forma triangolare. Per avere la massima leggerezza e solidità possibile queste armi erano di misura contenuta, a via di mezzo tra spade e mezzespade.
Inoltre gli armieri migliorano anche la manovrabilità dell’arma: arretrano il baricentro innestando pomi sferoidali o a mongolfiera, o allargando i pomi a disco per renderli molto pesanti; infine, allungano l’impugnatura. Queste armi riusciranno a tener testa agli stocchi per circa un secolo, e scompariranno a loro volta nei primi anni del XV secolo.

Fornimento di spada da stocco, Italia, XIV secolo. Da notarsi il pomo molto pesante e la lunga impugnatura.
Cronologia
- I secolo a.C.: prime tracce di armi a singola piastra presso le popolazioni barbariche del nord Europa. Metalli estremamente scadenti, elsi inesistenti e larghi pomoli testimoniano un uso “a scure”.
- III secolo: le spade si diffondono verso sud, e con la barbarizzazione delle legioni romane e il crollo delle capacità siderurgiche degli armieri la spatha (come verrà chiamata d’ora in poi) entra nell’equipaggiamento del legionario.
- V secolo: i proto stocchi (gladi) diventano armi sempre più simboliche, sino al loro totale abbandono. In questo periodo i Vandali, guidati da Genserico, portano la spada in Nordafrica, che verrà lì usata assieme alle sciabole sino al 1200.
- VI secolo: mentre la situazione geopolitica è caotica, le spade sono diffuse in tutta Europa. Sono pressochè identiche in ogni zona, ancora un rigoroso uso “a scure”.
- VIII-IX secolo: appare tra i Franchi l’usanza delle cosiddette Spade con Anello, ossia armi con l’incastonatura di un anello apposta nel pomo da un signore feudale, a testimonianza della lealtà del portatore della spada. Importante non confondersi con il componente dell’elso chiamato anello, che comparirà molto più tardi. Sebbene siano armi di gala e non d’uso, è in questo momento che la spada inizia ad essere concepita come arma d’élite; ed è probabilmente questo che porta alla futura identificazione di ogni arma manesca munita di lama con il termine spada. Tutto ciò, nel Rinascimento, porterà a una colossale confusione nomenclativa, di cui parlerò nell’articolo dedicato agli stocchi.
- X-XII secolo: dall’allungamento progressivo dell’elso compare la crociera. Questa trasformazione coincide con l’abbandono dei mari da parte dei Vichinghi, che subiranno una metamorfosi radicale sino ad essere identificati come Normanni.
- XIII secolo: la spada tocca il massimo livello qualitativo, benchè non ci si discosti di molto dalle origini. Solo la bontà degli acciai ottenuti in quest’epoca consente di assottigliare molto leggermente lo spessore della lama.
- XIV secolo: la spada subisce l’impatto dell’invasione delle armi con siderurgia a strati, chiamate stocchi. La Guerra dei Cent’anni, che vedeva impegnato il Nordovest dell’Europa, fu la causa scatenante della diffusione di armi con caratteristiche superiori, che gettarono in disuso la spada nell’arco di pochi decenni. Questo secolo vedrà i pochissimi tentativi d’evoluzione della spada, unico dei quali degno di nota è l’italica spada da stocco.
- XV secolo: anche le spade da stocco scompaiono progressivamente, lasciando il passo agli stocchi.
Disclaimer
Questo articolo è da considerarsi in fase di post bozza, e sarà corretto e migliorato con il tempo. Se ciò avviene grazie ai vostri commenti, meglio! Ringrazio per questo articolo il maestro Emanuele Masiero e ciò che ancora riesce a insegnare alla mia zucca vuota.



Mi piace che se discuta, ma non sono d’acordo con quanto affermato.
Salve! Con cosa, in particolare? Il mio stato psicofisico estivo lascia passare probabilmente refusi ed errori vari. Discutiamone!
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Ciao..complimenti per l’articolo. Cosa intendevi dicendo che i gladi erano superiori rispetto ai “pezzi di ferro” usati dai germani?. Da qualche parte avvevo letto che una spada medievale avrebbe attraversato come il burro una spada romana. E inoltre: non sono noti a tutti i progessi in campo siderurgco delle popolazioni delle steppe? Se non erro i tuoi tanto decantati romani (ironizzo eh!) non conoscevano la tempratura del ferro cioè l’acciaio.
Westu hall.
Cominciamo dall’inizio. Forse per scure intendi l’uso di taglio e non di una ascia o scure. L’evoluzione è quella del coltello che lo è della zanna o dente preistorico. Le prime armi “moderne” sono delle popolazioni asiatiche, egizi in rame. gli Ittiti poi scoprono il ferro e cambia tutto. Altrove si usa il bronzo. le forme sia delle spade che delle punte di lancia è data dalla capacità del metallo a compiere il lavoro per cui le forme sono praticamente quasi uguali ovunque. La forma di elezione è quella data dalla natura, la foglia di ulivo. Vedi il vari reperti nei musei sparsi per il mediterraneo e di cui splendidi esempi sono a Mozia. I greci sviluppano la “falcata” idonea al taglio perché larga e pesante e alla punta grazie al manico avvolgente e tutto in un sol pezzo. Veniamo ai gladi. Il Gladio conquista il mondo per il semplice fatto che la scherma non è di taglio ma solo di PUNTA. Tra le prime conquiste romane è Civitavecchia, perchè là c’erano le fonderie grazie al carbone ed al ferro. L’evoluzione del gladio è dapprima un semplice paletto a punta con una crocera e poi la classica forma che conosciamo, la durezza del filo era di ben 80° Rc. si tenga presente che oggi al massimo si arriva a 68 usando acciai legati o sinterizzati. La forma dell’impugnatura consente sempre di spingere e ritrarre anche con la mano sporca di sangue e liquidi vari. Solo nel confronto con i germani che usano lunghe spade si rende necessario apporre un peso nel pomo finale di circa 300grs. che consente di fermare anche un forte colpo di taglio di una pesante spada germanica. Cfr l’esemplare conservato a Metz proveniente dalla foresta di Teutoburgo dove furono distrutte le legioni di Varo. Circa i germani avevano a disposizione i bacini carboniferi della Rhur e già allora producevano ottimo acciaio grazie a forni a vento ed alla prima carburazione del metallo. A tal fine il mito dello spadaio del Reno arriverà fin al’800 in epoca carolingia. I franchi erano coloro che avevano la spada quale simbolo di uomo libero (e ricco) che non aveva uguali perchè non si rompeva, ma siamo ben lungi dal gladio che spesso era di damasco da fusione come il wooz indiano conosciuto come acciaio di damasco perché veniva venduto a damasco. Torniamo alla scherma, puoi comprendere che colpire di punta vuol dire penetrare la maglia di ferro, una ferita di 5 cm è letale e basta poca forza, ma piu’ di tutto non ci si scopre per infliggerla. Basta aprire la guardia dallo scudo solo di pochi cm. ed è difficile da parare. Spero di aver contribuito a chiarire alcune cose. Saluti.
Per quanto riguarda le spade dei popoli del nord, i vichinghi, la costruzione merita un capitolo a parte. Diciamo brevemente che richiedeva un anno di lavoro, era fatta in 3 trecce di metallo composito. Il cosidetto “damasco” era conosciuto dai romani, dai vichinghi, in India, in Cina ecc ovunque si sviluppi metallurgia si arriva prima o poi alle stesse conclusioni anche se un po diverse e non tutte della stesa raffinatezza come poi le lame giapponesi. Per fare una spada poi servono i cosidetti additivi quali nickel silicio, bismuto, ecc che si possono estrarre solo con lo sviluppo di forni idonei. Non riesco invece a comprendere quando parli di strati, forse ti riferisci alle bandelle da cui si ricavava la spada franca che non poteva essere carburata a spessore. Le spade delle steppe, cosacche o giu’ di li’ o venivano dalla scandinavia o erano semplici strisce di ferro sagomato. Facevano il loro lavoro ma come acciaio erano e sono una petecchia.
Chiedo scusa, ho scritto di getto e forse posso aver ingenerato confusione. Quando si evolve la spada dei Franchi ormai i romani erano il passato.
Mi piace quell’ articolo, non avrei pensato che questo e practicabile
Mi scuso, se servisse, per l’assenza tremenda. Ho attraversato un periodo strano. Tra pochissimo replicherò in modo preciso, e probabilmente rimaneggerò l’articolo per maggior chiarezza.
@Eomer:
Può darsi che ciò che tu hai letto sia vero: ma di spada romana lì si parla – una spatha – e non di un gladio. L’articolo che tu hai letto si riferiva, probabilmente, ai prodotti tardo-imperiali di una forgia già in declino a causa delle invasioni – non inteso in senso militare, ovviamente. Se il senso era quello, sì, è vero: una spada del XI secolo ne avrebbe distrutta una del VI, chiaro. Ma questo è da imputarsi solo alla qualità del metallo, non tanto ai sistemi di costruzione delle armi.
@Fabio:
Dunque, il Damasco è discorso a parte. Ne parlerò forse in un articolo apposito, in passato. Hai portato informazioni nel dettaglio che, mio malgrado, esulano da questo articolo – non perché non siano d’interesse, ma per la lunghezza del discorso che richiederebbero. In ogni caso è vero, ovviamente, che il grandissimo vantaggio del gladio in campo bellico è dovuto al suo uso di punta (sebbene, ricordiamolo, per quasi tutto il tempo della sua esistenza è stato concepito solo come arma d’uso secondario, perlomeno i gladi di tipo più corto da fanteria). Volevo premere sul fatto che si tratta di una rivoluzione: le spathe del periodo tardo imperiale sono prodotti sensibilmente più scarsi di gladi immediatamente precedenti, siderurgiamente parlando, per le motivazioni da me esposte. Dovrò trovare maggiori fonti, in ogni caso, mi rendo conto che il tutto è un po’ spoglio di riferimenti.
Ultima cosa: per “scure” intendo che la spada, così come da me definita, è esclusivamente un’arma da fratturazione. Non intendo affermare che la spada deriva dalla scure, cosa sbagliatissima. Correggerò il testo affinché sia più chiaro.